San Gimignano ai tempi di Dante

ultima modifica 22/04/2021 15:13

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Nel 2021, a 700 anni dalla morte di Dante Alighieri, San Gimignano invita ad una visita approfondita e multidisciplinare della Città delle Torri con il pensiero a quel 7 maggio 1300, quando il Sommo Poeta fu accolto nel Palazzo Pubblico in qualità di ambasciatore guelfo fiorentino.

Un itinerario che permetterà di scoprire il valore delle sue architetture e dei suoi beni culturali, risalenti al tempo dell’autore della Divina Commedia, per i quali è inserita nella lista del patrimonio mondiale UNESCO dal 1990, e di apprezzare il fascino della sua storia, tra sapori, mito, immagini e parole.

Il programma di eventi è scaricabile dalla pagina dedicata del sito Internet.

Aderisci al progetto

ll progetto coinvolge l’intera cittadinanza e tutti i suoi operatori.

Per aderire al progetto e fruire del relativo logo, inviare una mail a urp@comune.sangimignano.si.it con l’indicazione del proponente ed una breve descrizione dell’iniziativa proposta (max 500 battute) e segnalazione del soggetto proponente. Nell'oggetto della mail scrivere richiesta adesione progetto La San Gimignano di Dante.

Il logo sarà concesso a tutte le iniziative volte a valorizzare la figura di Dante e il suo legame con San Gimignano.

Le iniziative saranno segnalate sulla pagina dedicata del sito Internet.

 La San Gimignano di Dante - visual

Parlare di San Gimignano negli anni che intercorrono dalle date canoniche della nascita e morte di Dante Alighieri (1265-1321) significa trattare dell'età d'oro del Comune: il periodo in cui la cittadina raggiunge il suo massimo sviluppo economico e consolida la sua struttura urbanistica.

Negli anni della fanciullezza del poeta il Comune trova definitivamente collocazione all'interno del campo guelfo, dopo la discesa di Carlo d'Angiò in Italia e le sconfitte degli ultimi Staufen a Benevento e Tagliacozzo. Mentre però in Firenze, dopo la battaglia di Colle del 1269, si procedeva alla sostanziale cacciata dei ghibellini, in San Gimignano i due partiti trovavano una generale pacificazione. Il nuovo ordinamento cittadino, i matrimoni incrociati fra le due fazioni e la parificazione nel prelievo fiscale inauguravano una duratura esperienza, nonostante i contrasti sempre presenti di governo condiviso.

Il 1269 è anche l'anno in cui il palazzo dei Gregorio, sormontato dalla torre Rognosa, diventa sede del podestà. Ai piedi dell'edificio, acquisito direttamente dal Comune nel 1337, verrà aperta un'ampia loggia destinata a diventare spazio di riunione ed incontro, centro vitale della cittadina all'interno del sistema aperto delle piazze. Nel 1273 inizia la costruzione di un altro punto caro all'iconografia locale: la grande cisterna che darà il nome alla piazza fino a quel momento chiamata "delle taverne". Nel 1298 viene terminato il nuovo Palazzo Comunale, la cui sala principale viene presto affrescata da scene di caccia e di giostra dal pittore fiorentino Azzo di Masetto. La struttura va a insistere sulla stessa piazza dominata dalla chiesa di Santa Maria Assunta, il Duomo di San Gimignano, che già nel secolo precedente aveva invertito la posizione della facciata e dell'abside. Questo spazio, formato dalle due piazze e dagli edifici principali del potere laico e religioso, rappresenta il cuore della città giunta al suo sviluppo maturo. Chi si trovasse oggi a passeggiare fra le vie di San Gimignano si troverebbe di fronte a uno scenario non troppo diverso da quello visto da Dante il 7 maggio del 1300, quando arringò il Consiglio del Comune nella veste di ambasciatore di Firenze sullo stato e gli incarichi della Lega Guelfa. Con un'importante eccezione: la costruzione della Torre Grossa, che oggi domina il panorama con i suoi 54 metri di altezza, venne iniziata solo nell'agosto.

Il 1300 è anche l'anno in cui Dante giunge al culmine della sua attività politica. Già ricordato nelle cronache come cavaliere nella battaglia di Campaldino contro gli aretini e come membro della scorta di Carlo Martello d'Angiò a Firenze, nel 1295 si era iscritto all'Arte degli Speziali, in modo da poter accedere alle cariche pubbliche. Dopo aver fatto parte del Consiglio dei Cento, si era schierato dalla parte dei "guelfi bianchi" e della famiglia dei Cerchi, opponendosi ai "guelfi neri" dei Donati, nonostante i legami di parentela. Nel giugno-agosto del 1300, subito dopo l'ambasciata a San Gimignano, venne nominato priore di Firenze andando a giocare un ruolo importante nell'opposizione dei bianchi a Bonifacio VIII, da cui poi deriverà l'espulsione dalla città e l'esilio.

Gli anni in cui Dante imparerà con amarezza come sa di sale lo pane altrui, è invece il momento di massima espansione per San Gimignano. Nel primo ventennio del '300 il Comune arriva ad ospitare 1700 famiglie, poco meno di 7000 abitanti, all'interno delle mura. Quella società, in cui grandi patrimoni si fondano sulle attività agrarie, mercantili e bancarie, ma che è in grado di assicurare un benessere sostanzialmente diffuso anche a un vasto ceto medio, negli anni precedenti ha rinnovato e abbellito la struttura urbana. Le ultime case in legno hanno lasciato il posto ad edifici in pietra e mattone. La diffusione del cotto ha permesso un uso maggiore degli intonaci, che colorano la città in varie tonalità di verde, rosso, celeste ed ocra. In laterizio, ai margini del centro urbano, è stato costruito il grande convento degli agostiniani. Negli anni 1308-1309 il Comune si è permesso anche la folle spesa di 20.000 fiorini d'oro per l'ultima e inconcludente guerra contro i vicini di Volterra, mettendo in campo un esercito, che il Villani stimava in 700 cavalieri, con a capo Folcieri di Calboli, l'uomo che nel 1302 aveva respinto Dante nell'ultimo tentativo dei ghibellini e dei guelfi bianchi di rientrare a Firenze.

Il nuovo Palazzo Comunale viene fatto oggetto di ampie spese. Nei primi anni del Trecento le stanze del podestà vengono interamente affrescate a tema profano da Memmo di Filippuccio e, se la Torre Grossa viene completata intorno al 1307, nel 1317 la futura Sala di Dante viene impreziosita con la grande Maestà di Lippo Memmi, commissionata da Nello di Mino dei Tolomei. Negli anni in cui viene concluso l'Inferno e quelli in cui viene composto il Paradiso, fra la corte di Verona e quella di Ravenna, in San Gimignano risuonano i versi dei sonetti di Giacomo di Michele, detto Folgore, a tema comico e cortese.

Dagli anni '20 del XIV secolo, per San Gimignano giungerà il declino. Gli enormi debiti del bilancio pubblico, l'influenza sempre più soffocante di Firenze, la terribile carestia del 1329 e l'arrivo della peste devasteranno il tessuto sociale ed economico cittadino. Quando l'11 agosto del 1353, il Consiglio cittadino firmerà la sottomissione alla città del Giglio, la popolazione risulterà dimezzata dal passaggio della pestilenza e il contesto urbano svuotato. La costruzione della Rocca sarà l'ultima aggiunta al centro urbano medievale, che negli anni seguenti si cristallizzerà nelle forme odierne. Forme che ancora oggi ricordano la San Gimignano vista da Dante.

Lorenzo Giglioli