Nottilucente 2019 | Memorabilia

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La memoria. Sacca piena di cianfrusaglie che rotolano fuori per caso e finiscono col meravigliarti, come se non fossi stato tu a raccoglierle, a trasformarle in oggetti preziosi.

(Wu Ming)

 

Memorabilia deriva dal latino memorabilis, che significa ricordare, tenere nella memoria.

Sono oggetti di ogni genere, legati a personaggi o a un avvenimento storico, politico, artistico importante, accaduto in un passato relativamente recente: trofei, abbigliamento, gioielli, bigiotteria, orologi, biglietti e fotografie autografate, materiale di scena, soprammobili, dischi e strumenti musicali ma anche moto e auto.

Memorabilia, o più precisamente i Memorabili, come indica il greco πομνημονεύματα, apomnēmonéumata, significano anche appunti, ricordi, e ci rimandano all’omonima opera di Senofonte dedicata a Socrate: una raccolta di conversazioni risalente al IV secolo a. C.

Memorabilia, intesa nei suoi significati più ampi di memoria collettiva, di ricordo personale e di souvenir, rappresenta il tema dell’ottava edizione di Nottilucente: la risposta del nostro presente rispetto al passato, come risolvere i conti con il passato per gestire la memoria rispetto al presente e soprattutto al futuro. (v. Philippe Sands, La strada verso est, Guanda, 2017).

Ricostruire il tempo, riannodare i fili perduti, trasformare i ricordi in narrazione (Ricoeur) in modo “rammemorativo”: sono le microstorie di ciascuno di noi a fare la Storia collettiva.

L’accertamento del passato è il lavoro cruciale dello storico e del giudice. Essi devono vedere dietro, assumere la retrospettiva come criterio fondante attraverso modalità tipiche: la testimonianza orale dei testimoni e i documenti, o anche le prove scientifiche, le fotografie, le cartine.

 

La memoria umana è uno strumento meraviglioso ma fallace. È questa una verità logora, nota non solo agli psicologi, ma anche a chiunque abbia posto attenzione al comportamento di chi lo circonda, o al suo stesso comportamento. I ricordi che giacciono in noi non sono incisi sulla pietra; non solo tendono a cancellarsi con gli anni, ma spesso si modificano, o addirittura si accrescono, incorporando lineamenti estranei

(P. Levi, I sommersi e i salvati, Torino, Einaudi, 1986, p. 14)

Nel primo capitolo La memoria dell’offesa de I Sommersi e i salvati, Primo Levi afferma il dovere, l’urgenza del ricordo: ricordare è l’unica via di fuga dall’oblio. Indagando lo strumento della memoria umana, Levi ci dice quanto questo sia meraviglioso ma fallace, perché viene implicitamente condizionato da ciò che avviene in seguito: gli aguzzini del campo possono così tentare di giustificare i loro comportamenti come frutto di un disegno più grande, di cui loro erano semplici ingranaggi incolpevoli.

 

Gli uomini ricordano e dimenticano.

Parlando di Todorov, Marco Belpoliti ci narra di una memoria minacciata non tanto dalla cancellazione delle informazioni, ma proprio dal suo contrario, ovvero dalla sovrabbondanza: ogni aspetto della nostra società, compreso il consumo, è sempre più veloce e rapido, a partire dallinformazione. Todorov non aveva allora visto sorgere il web 2.0 e neppure i social network, o le fake news, ma il tema è già ben presente nel suo intervento. Siamo diventati dei volonterosi attivisti delloblio, non tanto e non solo nelle dittature, dice; nei regimi democratici, o presunti tali, la meta, insiste, diventa la medesima: cancellare la memoria. Questa non è opposta nettamente all’oblio; i due termini in opposizione sono piuttosto la cancellazione e la conservazione. La memoria include in sé l’oblio ed è il risultato dellinterazione tra le due istanze. La restituzione integrale del passato, non è possibile, se non come un paradosso. La soluzione più ovvia è la selezione: alcune cose vengono ricordate e altre no; scartati alcuni, i ricordi vengono via via dimenticati totalmente. La memoria umana è ben diversa da quella dei computer, dice Todorov, perché gli uomini ricordano e dimenticano.

 

Se non ricordiamo non possiamo comprendere

(Edward Morgan Forster)

Non solo la memoria storica e collettiva, ma anche quella personale: il ricordo che si fa comprensione. Di noi stessi, degli altri, del mondo. L’arte di non dimenticare, potremmo dire, gli appunti e i diari di viaggio, le incisioni e gli schizzi dei grand tour: disegni rapidi che ci fanno scoprire le bellezze del mondo e le fermano per sempre nella nostra mente.

 

Ogni tanto la memoria mi fa brutti scherzi, ma non ricordo quali

(Rat-Man)

Una testa senza memoria è una piazzaforte senza guarnigione

(Napoleone Bonaparte)

Tanto le piante conservano una memoria e, attraverso delle proteine prioniche, riescono nei secoli a ricordare gli eventi salienti della loro esistenza, dall’esposizione alla siccità o al freddo fino alle aggressioni da parte di agenti patogeni, gli umani alle volte “si ammalano di memoria”. C’è una memoria intermittente, che tende a scomparire e che ha difficoltà a ricordare gli eventi più recenti: sono disturbi neurocognitivi dovuti a malattia di Alzheimer, che isolano l’umano dal mondo, lo disorientano, lo rendono incapace di prendersi cura di sé.

 

Quel che s’impara con fatica, non si dimentica facilmente.

(proverbio)

Gli antichi mestieri, la sapienza delle mani, le tradizioni popolari che rivivono tutt'oggi.

Nottilucente partirà proprio dal passato, più o meno recente, dall’idea di comunità di persone, ognuna con il proprio carico di storie da ricordare (o da dimenticare), che spesso si intrecciano, per parlare del presente e gettare uno sguardo luminoso e visionario verso il futuro: facendo magie, trasformando cianfrusaglie in oggetti preziosi, meravigliando grandi e piccini.